Il ritrovamento dell’affresco
(Angelo
Chiaretti, Ispettore Onorario Beni Culturali)
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Non
dimenticherò il primo impatto con quei ruderi avvolti dai rampicanti,
sconvolti dalle radici degli alberi ed abbandonati all’attacco del tempo
dall’incuria degli uomini: l’edificio giaceva profondamente ferito,
nonostante che i candidi portali romanici e le finestre in pietra
resistessero eroicamente. Occhieggiammo
da quel magico finestrino che, dalla parte del fiume Foglia, consentiva a
fedeli e pellegrini di pregare e di osservare all’interno della chiesa
pur restando sulla strada, e fu in quel momento che ci apparve, come in
una “mirabile visione” di dantesca memoria, l’affresco raffigurante
la Madonna e il Bambin Gesù. Pur in condizioni precarie, i volti e le
vesti splendevano ancora nella luce pomeridiana e rivelavano
un’esecuzione non magistrale ma certamente pregevole e comunque
importante nel quadro della storia dell’arte di queste nostre Terre fra
Romagna e Marche. Entrammo
attraverso un ampio squarcio nel muro laterale: ai piedi dell’altare e
dalla parte dell’affresco spiccavano decine di ceri rossi completamente
consumati, ma ve n’erano anche di intatti evidentemente in attesa di
essere usati, che facevano pensare a liturgie sospette, visto che
tutt’intorno erano sparse anche bottiglie di bibite e di bevande
alcoliche, oltre ad oggetti di ogni genere. Tornato
a casa, decisi di segnalare la cosa alla competente Soprintendenza, ma
poi, per praticità, pensai di rivolgermi al caro amico ed ispettore
Francesco Vittorio Lombardi, che incontravo ogni lunedì presso la
Biblioteca Oliveriana di Pesaro, dove conducevo ricerche d’archivio
sull’Accademia Pesarese. Gli
chiesi se conoscesse il luogo, l’edifico e l’affresco; avendo ricevuto
risposta negativa, fornii una dettagliata ed entusiastica descrizione.
Vittorio, masticando il suo sigaro spento, promise che se ne sarebbe
interessato, e nei suoi occhi vidi brillare la luce di chi ha colto
l’importanza del messaggio. Così, ogni lunedi la mia domanda si ripeteva: “Come vanno le cose? Ci sono novità?” La risposta è oggi davanti agli occhi di tutti: l’affresco è stato “strappato” dal muro e custodito nella Chiesa Parrocchiale di Casinina, mentre l’edificio, meritoriamente restaurato, ha riacquistato potenza a testimonianza di un passato che non cessa di commuoverci.
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