Fonti storiche
Le visite pastorali a S. Maria
(Tarcisio Giungi)
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Come è facile immaginare, tali verbali – redatti dai segretari – sono spesso di difficile lettura, a causa del deperimento della carta e delle numerose forme abbreviate o contratte, incomprensibili per i profani. Le
notizie non sono numerose e comunque alquanto ripetitive anche a causa del
genere letterario di detti verbali: spesso si tratta di elenchi di oggetti
situati nelle chiese visitate e di ordini impartiti dal vescovo al
sacerdote responsabile della chiesa riguardanti soprattutto il decoro
degli arredi per il culto. Per
la nostra chiesa le notizie più importanti non riguardano gli arredi del
culto (peraltro assai poveri e comuni a tutte le chiese del tempo), ma la
citazione stessa ed il fluttuare del titolo con cui essa viene indicata
nelle diverse visite pastorali. Naturalmente, anche la descrizione puntigliosa della chiesa e dei suoi oggetti, unitamente alla ingiunzioni dei vescovi ai rettori dell’oratorio, ci riportano ad un tempo in cui – almeno nelle nostre campagne tra Romagna e Marche – si respirava ancora un’aria di sacralità, e vita civile e vita religiosa erano strettamente intrecciate fino a formare un unico tessuto sociale. La
visita pastorale di mons. Giovanni Battista Castelli (vescovo
di Rimini dal 1574 al 1584) Dopo
circa 10 anni dalla conclusione del concilio tridentino (1563) che poneva
l’obbligo di residenza per i vescovi e di compiere visite pastorali in
tutte le parrocchie delle loro diocesi, mons. Castelli ottemperava a
questi obblighi e compiva la prima visita pastorale. In quel tempo la
parrocchia di S. Giorgio in Valle Avellana dipendeva dalla chiesa plebale
di Santa Colomba in Inferno (Onferno) ed aveva due chiese
“succursali”, oltre la parrocchiale, sul proprio territorio: la visita
pastorale di mons. Castelli a Valle Avellana avvenne il 12 agosto 1577. Annota
scrupolosamente il segretario: “Ordinazioni per le chiese di Valle Avellana fatte per decreto del rev.mo
vescovo di Rimini.
Chiesa di San Bartolo in Rio
Petroso.
(S. Bartolo o Bartolomeo in Rio Petroso era un oratorio ormai scomparso,
di cui si intravvedono pochi resti a destra del torrentello Rio Petroso,
in uno scenario affascinante di scoscesi dirupi, scendendo dalla
parrocchiale di San Giorgio verso la Celletta). Seguono le indicazioni per
questo oratorio. Si passa poi a trattare della nostra chiesa: Nella chiesa di S. Maria attuino i decreti del visitatore: -
si facci un piede di legno alla
croce -
il palio (palliotto,
NdR) dell’altare si rinnovi con la
figura della Madonna -
lo scabello di pietra si copra
di asse -
l’altare si slunghi di asse
alla misura degli ordini generali -
si provveda di un piano di
candelieri almeno di legno dipinto -
l’altare che è alla nicchia
della porta si […] che si possa utilizzare Le
ultime disposizioni riguardano le sepolture sul pavimento e il cimitero.
Alcune pagine dopo si ripetono i lavori da eseguire, con l’indicazione
precisa del tempo a disposizione. La cosa più interessante è il fatto
che il nostro oratorio venga ora chiamato “S. Maria da Terra Rossa” (cfr.
in proposito la spiegazione di Francesco V. Lombardi in questo stesso
opuscolo): -
il palio dell’altare si
rinnovi con la figura della Madonna -
lo scabello di pietra si copra
di asse fra tre mesi -
il volto fra quattro mesi sia
restaurato -
le muraglie intonichino et
s’imbianchino per spazio di sei mesi -
se le figure de Madonna depense
sulle mura fra sei mesi non sono restaurate
s’imbianchino… -
s’accomodi […]di seta
(incerata?) alla finestra -
se le sepolture fra tre mesi non
seranno coperte con una pietra […] secondo
la forma data si riempiano… -
si provveda di un turibolo con
decenza -
(idem) di secchiello per l’aqua
binidetta più conveniente di quello che n’è ora -
il cimiterio s’accomodi con la
fossa e grata di pietra o di legno all’intorno e
le lapidi
(vescovo
di Rimini dal 1591 al 1606) Diciassette
anni dopo, mons. Salicini compì una nuova visita pastorale che interessò
ancora la nostra chiesa. Dopo essere stato il 16 marzo 1594 a visitare la
chiesa parrocchiale di “S. Giorgio in Val d’Avilana”, ove trovò “gli infrascritti decreti essere tutti eseguiti”, così annota sul
diario: “Spostandomi
dalla parrocchial chiesa di S. Giorgio andai a visitare la chiesa
parrocchiale di S. Maria in Silva adì 17 di marzo 1594, rettore della
quale è il rev.mo domino Aloisio Igini da Vale d’Avilana et è […] di
S. Giorgio e trovai gli infrascritti decreti né essere eseguiti”. Naturalmente
il buon vescovo non poté che ripetere quanto già prescritto e non
eseguito: -
s’accomodi al turibolo il
piede et catena fra tre mesi, […] et ho porta dell’altra
chiesa e di quello si serva -
si facci l’imagine della
Madonna sopra la porta -
li massari di Val d’Avilana e
di Rio Petroso fra tre mesi faccino una bara poiché
quella […] che si è indecisissima (?) sotto pena di tre scudi Le visite pastorali di mons. Angelo Cesi e di mons. Vincenzo Ferretti
Alcune
scarne notizie sul nostro oratorio sono contenute nel diario della visita
pastorale di mons. Cesi (vescovo di Rimini dal 1627 al 1646), effettuata
nel 1644: la chiesa viene detta semplicemente S.
Maria presso S. Giorgio di Valle Avellana, senza ulteriori titoli. Più
ricca di notizie ed interessante per il cambiamento del titolo è invece
la cronaca della visita pastorale di mons. Ferretti (vescovo di Rimini dal
1779 al 1807), effettuata a Valle Avellana il 13 settembre 1780. Dopo aver
descritto tutto quanto c’è nella chiesa parrocchiale di S. Giorgio, si
dilunga a parlare dell’”oratorio
di S. Maria del Monte Carmelo, posto nei confini della parrocchia di Valle
Avellana, annesso alla parrocchia” , sotto la responsabilità dello
stesso parroco. Nel ‘700, dunque, la chiesa di S. Maria in Silva (o
Silvis) era meglio conosciuta come S. Maria del Monte Carmelo (o del
Carmine). Risale sicuramente a questo periodo la bella statua in
cartapesta della Madonna del Carmine che era collocata nella nicchia
sull’attuale parete absidale e, probabilmente, la nicchia stessa,
ottenuta chiudendo una finestra,
perfettamente visibile dopo il restauro. Il
testo prosegue riportando interessanti notizie sull’utilizzo e il
mantenimento della chiesa: venivano celebrate due Messe alla quarta
domenica del mese; c’era una festa con officio di Messe; era stata anche
eretta una compagnia (societas)
che aveva un reddito “…provenientibus
fructibus censuum”. Fin
qui le notizie rinvenute: certamente si tratta di informazioni
frammentarie e, per giunta, relativamente tardive, che non sono in grado
di farci risalire alle origini dell’oratorio, cioè ai motivi della sua
costruzione e alla sua struttura romanica. Tuttavia sono interessanti per
gettare un po’ di luce sulla vita della comunità cristiana, anche a
Valle Avellana, al tempo della grande riforma tridentina. La
nostra chiesa, in definitiva, eretta anticamente per motivi non noti e sui
quali si possono solo fare congetture, era stata sempre dipendente dal
parroco di S. Giorgio, anche se in qualche periodo può avere avuto un
proprio rettore. Da sempre dedicata a S. Maria, come testimonia anche la
pittura murale quattrocentesca e lo stesso toponimo “la Madonna”, ha
visto però mutare nei secoli il titolo: S. Maria, S. Maria in Silvis, S.
Maria in Silva, S. Maria da Terra Rossa, S. Maria del Monte Carmelo. Per
molto tempo fu anche luogo di sepoltura, come testimonia la presenza delle
tombe aperte sul pavimento (delle quattro che c’erano, ricoperte da
lastre di pietra, se n’è potuta conservare solo una) ed era
probabilmente circondata anche all’esterno da un
piccolo cimitero: durante i lavori di restauro, infatti, sono state
ritrovate numerose ossa umane, portate, come quelle rinvenute nelle tombe,
presso l’ossario del cimitero di Valle Avellana. A ciò si collega
l’insistenza di mons. Castelli sull’ordine, il decoro e l’igiene del
cimitero di S. Maria. S.
Maria in Silvis è sempre stato un piccolo oratorio dedicato a Maria,
situato in un luogo affascinante e un tempo meno deserto di quanto non lo
sia oggi (edificato su una delle direttrici che collegava la Val Foglia
alla Val Conca attraverso il valico detto “Trabocco”), da tempo
immemorabile luogo di devozione mariana per la gente di Valle Avellana e
dei dintorni. Attraverso
alterne vicende, il piccolo oratorio è stato utilizzato fino alla metà
degli anni ’50, quando ancora veniva officiato in occasione della festa
della Madonna e delle “rogazioni. Poi l’abbandono, il degrado e la
progressiva distruzione fino a questi ultimi anni. Eppure
per la gente di Valle Avellana, quel luogo è rimasto sempre “la Madonna”.
In una società che tradizionalmente univa la vita religiosa e quella rurale
(quale quella delle nostre colline almeno fino al secondo dopoguerra)
la figura di Maria è stata sempre associata ai boschi, ai campi, ai monti,
e su questi elementi della natura – così preziosi per l’uomo – sempre
si è invocata la Sua protezione: “Sub
tuum presidium confugimus, sancta Dei genitrix…, ”
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